Sardino accusa i mafiosi di Favara PDF Stampa E-mail
Mafia - Agrigento e Provincia
Scritto da Redazione   
Lunedì 27 Aprile 2009 17:57
Giuseppe SpatazzaGiuseppe Sardino, il nuovo collaboratore di giustizia, per lunghi anni al servizio del boss di Cosa Nostra, Giuseppe Falsone, ha deposto questo pomeriggio, in video conferenza, nell’ambito del processo che si celebra con il rito ordinario scaturito dall’operazione antimafia Camaleonte. Sardino, maglione beige, voce stentorea, buon italiano, inquadrato sempre di spalle, ha raccontato ciò che sa relativamente alle organizzazioni mafiose favaresi e della sua vicinanza con il boss latitante Giuseppe Falsone. Su quest’ultimo ha detto: sono stato con lui per un anno e mezzo, aveva un covo a 500 metri dalla mia casa di campagna. In tutto questo periodo l’ho visto almeno 350 volte: ero il suo vivandiere e smistavo i suoi pizzini destinati alla famiglia. Sempre Sardino ha rivelato (come peraltro Grandangolo – il giornale di Agrigento – aveva anticipato) di aver partecipato ad un omicidio e all’occultamento del cadavere. In aula, Sardino non lo ha spiegato ma si tratta dell’uccisione di Giuseppe Spatazza, malavitoso di Campobello di Licata, un tempo vicino al boss Falsone, il quale è stato fatto sparire, dopo essere stato ucciso e seppellito nel terreno a poca distanza dal covo di Naro utilizzato dal latitante. Poi,Sardino ha narrato dell’appartenenza alla mafia di Favara di Antonino Vaccaro, Giancarlo Buggea, Francesco e Gerlando Morreale, Calogero Costanza (fu Antonio) e Calogero Costanza (di Liborio) nonché di Vincenzo Parello, Pasquale Alaimo ed altri ancora. Interrogato dal pubblico ministero, Luca Sciarretta, sulle ragioni del suo pentimento, Sardino ha affermato: ho dato un taglio netto con la mafia. Prima cercavo in Cosa Nostra protezione poi ho capito che anche i miei figli sarebbero stati coinvolti. L’ho fatto per loro, da Cosa Nostra si esce sempre male.
 

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