| Contrino e Matrosimone: pentiti a confronto |
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| Cronaca - Agrigento e Provincia |
| Scritto da Redazione |
| Domenica 07 Febbraio 2010 20:03 |
Ecco, di cosa aveva paura Alessio Contrino, il pentito che ha spazzato via, con le sue dichiarazioni, un clan mafioso, come sostengono i giudici della Dda di Milano appartenente al
gruppo mafioso Messina-Albanese di Porto Empedocle e capeggiato da Andrea Vecchia. Contrino aveva paura del clan mafioso dei Mastrosimone, vicini da sempre a Giuseppe Piddu Madonia, boss indiscussi di Cosa Nostra a Sommatino, capeggiati sino al 1990 da Pasquale Mastrosimone, ucciso in un agguato e fino al dicembre scorso dal fratello Gioacchino, arrestato nell’operazione “Nuovo mandamento”. Salvatore, figlio di Pasquale, era uno degli obiettivi da eliminare per volontà di Andrea Vecchia e del suo gruppo. Ed oggi i Mastrosimone sono diventati pentiti: L’ultima a saltare il fosso è stata Maria Indorato, moglie di Gioacchino Mastrosimone e madre di Salvatore. Questi ultimi già pentiti appena tre giorni dopo la cattura. E i rispettivi pentimenti si intrecciano e potrebbero fare luce su numerose vicende di mafia ancora oggi sconosciute agli investigatori. Afferma Contrino: L'omicidio dei Monterosso lo collego alla seconda strage di Porto Empedocle nella quale sono morti Sergio Vecchia, Giuseppe Marnalo ed il figlio del Volpe, Stefano ad opera del clan Madonia ai quali appartenevano i Monterosso.Ho deciso dì collaborare, sia perché pentito, sia per paura della reazione del clan Madonia". Vecchia Andrea esternò a tutti i presenti la sua intenzione di ammazzare prima Salvatore Mastrosimone e poi i fratelli Monterosso, Luigi e Giuseppe, ed affidò allo stesso Contrino l'incarico di ammazzare Salvatore Mastrosimone. Nel corso della medesima riunione, Vecchia, a proposito della sua intenzione di uccidere Mastro simone ed i fratelli Monterosso, disse testualmente che "finalmente l'autorizzazione per eseguire questi omicidi era venuta dalla Sicilia"; Andrea Vecchia gli aveva anticipato che avrebbero dovuto effettuare un viaggio in Sicilia, a Porto Empedocle, per due essenziali ragioni: “sia perché gli appartenenti alla famiglia Messina volevano complimentarsi per l’esecuzione dell’omicidio di Giuseppe Monterosso; sia perché doveva comprare armi per completare il progetto omicidiario ed anche per anticipare possibili ritorsioni da parte dei Monterosso”. Avevo già deciso di riferire tutto quanto sapevo sull’omicidio di Giuseppe Monterosso e degli altri omicidi in programmazione, perché volevo evitare che vi fossero altri morti “. Vecchia Andrea aveva stabilito che ad eseguire gli omicidi di Luigi e Giuseppe Monterosso saremmo dovuti essere: io, Palumbo Calogero, Cuntrera Antonio e Luparello Giuseppe. Andrea Vecchia pronunciò questa frase. La disse in dialetto siciliano ma il senso era: “Fabrizio mi ha dato l’ok di levare dì mezzo tutti i pezzi di merda “, riferendosi ai fratelli Monterosso, al nipote Mastrosimone, ed il padre dei Monterosso che abita a Sommatino (Cl). Ecco cosa scrivono i giudici a proposito del clan Mastrosimone e con specifico riferimento a Giuseppe Monterosso, assassinato nel varesotto per mano, secondo l’accusa del clan di Andrea Vecchia: Giuseppe Monterosso, originario di Sommatino (Cl), risultava essere stato condannato per il delitto di associazione mafiosa sentenza emessa dalla Corte di Appello di Caltanissetta in data 34.03.1998 (sentenza divenuta esecutiva il 19.11 1999) alla pena di anni cinque di reclusione ed anni uno di libertà vigilata, nell'ambito del procedimento a carico di Madonta Giuseppe + altri. Nell'ambito del medesimo procedimento penale, il Gup presso il Tribunale di Caltanissetta, con sentenza emessa in sede di giudizio abbreviato in data 14.11.2005 aveva condannato in primo grado Giuseppe Monterosso, indicato quale "correggente", unitamente a Pulci Calogero e La Quatra Francesco, della famiglia mafiosa di Sommatino (Cl) affiliata all'organizzazione criminale denominata "Cosa Nostra" strettamente legata al rappresentante provinciale Madonia Giuseppe alias "Piddu", anche per il concorso nell'omicidio ai danni di Iannì Francesco, già capo mandamento di "Cosa Nostra" di Sommatino (Cl) e dei comuni limitrofi di Riesi e Butera e strettamente legato al vecchio boss Giuseppe Di Cristina, contrapposto ai corleonesi di Totò Riina. Dalla citata sentenza si evince che la decisione di eliminare Francesco Iannì era maturata in seno all'organizzazione criminale di Giuseppe "Piddu" Madonia, che precedentemente aveva sostituito Francesco Iannì, nominando quale capo del mandamento di Sommatino (Cl), Pasquale Mastrosimone, cognato di Monterosso Giuseppe e padre di Salvatore Mastrosimone, che agli atti della presente indagine, è risultato lavorare come autista alle dipendenze della ditta "Amore Liboria". Questa decisione non era stata condivisa da Francesco Iannì e dagli altri esponenti di "Cosa Nostra" legati a Giuseppe Di Cristina, tanto che in data 31.08.1990 in Riesi (CL) venne assassinato Pasquale Mastrosimone. L'omicidio di questo ultimo determinò la reazione da parte di Madonia Giuseppe che convocò diverse riunioni, alle quali partecipò il cognato dell'ucciso Giuseppe Monterosso, nelle quali venne deliberata l'uccisione di Francesco Iannì, sospettato di avere favorito l'uccisione di Pasquale Mastrosimone. Nell'ambito del precedente procedimento penale DDA di Palermo a carico di Pulci Calogero + altri, Monterosso Giuseppe era stato colpito dall'ordinanza di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale Di Caltanissetta in data 04.01.1994 in relazione all'omicidio volontario aggravato, quello di Filippo Cianci avvenuto a Sommatino (Cl) nel 1990, con stretti legami con esponenti della organizzazione criminale denominata "Stidda" e sospettato dagli appartenenti a "Cosa Nostra" di avere avuto un ruolo attivo nell'omicidio di Pasquale Mastrosimone, cognato di Giuseppe Monterosso. La citata ordinanza cautelare si fonda soprattutto sulle dichiarazioni accusatorie rese dal collaboratore di giustizia Licata Calogero, che aveva indicato in Giuseppe Monterosso il soggetto che aveva fornito appoggio e supporto logistico, procurando anche le armi (due revolver), ai latitanti gelesi che avevano materialmente eseguito l'omicidio di Filippo Cianci. Dopo la sua scarcerazione disposta a seguito di concessione della libertà anticipata in data 28.11.2002 Giuseppe Monterosso aveva trasferito la propria residenza ed il proprio domicilio a Cavana con Premezzo (Va), dove aveva costituito l'impresa di autotrasporti "Amore Liboria", intestata alla moglie, che gestiva di fatto con l'aiuto del fratello Luigi Calogero Monterosso.
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gruppo mafioso Messina-Albanese di Porto Empedocle e capeggiato da Andrea Vecchia. Contrino aveva paura del clan mafioso dei Mastrosimone, vicini da sempre a Giuseppe Piddu Madonia, boss 





