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Da Falsone a Messina, strade senza ritorno |
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Scritto da Redazione
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Sabato 31 Luglio 2010 03:12 |
Da oggi, nelle librerie e nelle edicole, è in vendita il nuovo libro del giornalista Franco Castaldo dal titolo “Da Falsone a Messina, strade senza ritorno” edito da “Edizioni Grandangolo”. 192 pagine che raccontano la
mafia agrigentina attraverso la storia dei boss Giuseppe Falsone, recentemente catturato a Marsiglia e Gerlandino Messina, attualmente latitante e successore del capomafia di Campobello di Licata. Il libro, che è dedicato all’avvocato Piero Milio, recentemente scomparso, viene presentato da una prefazione di Enrico Deaglio che, tra l’altro, scrive: “La storia che Franco Castaldo racconta in questo libro fa un effetto strano: inquieta e sorprende. Non lascia tranquilli. Si narra la storia di uno spaventoso capomafia appena catturato e del fosco avvenire che circonda il suo successore; ci sono centinaia di cadaveri disseminati nelle campagna dell’agrigentino; pizzini scambiati attraverso messaggeri, come fossimo nell’età della pietra, ma anche computer e internet; soldi e vendette che procedono insieme, con le seconde che valgono più dei primi. L’inquietudine nasce dalle cifre che Franco Castaldo dissemina: Giuseppe Falsone (lui stesso orfano di padre, ucciso in una guerra di mafia) ha ucciso personalmente decine e decine di persone, estorto centinaia di commercianti o imprenditori, assoldato centinaia di complici, maneggiato centinaia di milioni di euro, organizzato traffico e diffusione di droga per migliaia di consumatori e altrettanti consumatori leciti sono andati a fare la spesa nei suoi centri commerciali, ha intimidito o messo a libro paga uomini politici, ha condizionato il voto nei seggi elettorali. Ma forse, ancora più degli avvenimenti raccontati – alcuni ormai storici, come l’uccisione del maresciallo Guazzelli, la strage di Porto Empedocle, la penetrazione mafiosa nella Confindustria siciliana – mi hanno colpito due particolari che Castaldo ricorda, due rapide visioni dei due capimafia Giuseppe Falsone e Gerlandino Messina, quando non lo erano ancora, quando erano ancora ragazzi e, forse, avevano la possibilità di diventare qualcosa d’altro rispetto a quello che sono diventati. Sono due pennellate, poche righe, ma da grande cronista. Quello, per intenderci, che va sui posti, guarda intorno e si ricorda quella foto stampata nel cervello”. |
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Ultimo aggiornamento Martedì 03 Agosto 2010 00:02 |