Il 7 marzo scorso, e anche dopo, in assoluta solitudine, www.grandangolo-online.it e il settimanale cartaceo lanciavano l’allarme-ospedale. Comprendevamo che l’ospedale stava per essere sequestrato. Avevamo in anteprima i risultati dei carotaggi e sapevamo, senza nessuna “soffiata”, che il “San Giovanni di Dio” stava finendo sotto sigillo. Il settimanale cartaceo aveva anticipato tempo e decisioni. Qualcuno aveva anche persino
osato pensare che facevamo allarmismo. Invece, come sempre, avevamo ragione. Oggi, Agrigento è sulle prime pagine di tutti i mass media. In maniera negativa. E non osiamo pensare, anzi, in verità osiamo, ad un controllo tecnico anche al nuovo Tribunale, sede di lavoro della Procura, o al nuovo carcere di contrada Petrusa. Vero, la nostra potrebbe essere una cattiveria. Però… Oggi, tutti commentano e si indignano. Persino Legambiente attraverso i suoi autorevoli esponenti regionali e cittadini. Sparano a zero su quanti avrebbero realizzato questo disastro. Dimenticano che la prescrizione dei reati non consente alla Procura di estendere le ipotesi di reato anche a coloro i quali hanno costruito, sin dalla prima pietra, l’ospedale. E sono quegli imprenditori che – da sempre legati a Giuseppe Arnone e suoi seguaci – per i quali l’impegno del gruppo ambientalista è stato oltremodo palese e incisivo affinchè fossero finanziati gli avanzamenti dei lavori effettuati. Arnone&co. mandarono migliaia di cartoline al Presidente della Repubblica perchè intervenisse per sbloccare l’allora (fine anni 80 inizio anni 90) delicata vicenda finanziaria. Oggi si indignano per l’opera stolta dei successori che hanno proseguito un lavoro stolto dei loro avi. Ecco cosa scriveva Grandangolo – il giornale di Agrigento - il 14 aprile scorso anticipando nomi e cognomi degli indagati: “Come il settimanale Grandangolo aveva anticipato, l'ospedale San Giovanni di Dio potrebbe essere stato realizzato con materiale non conforme ai parametri previsti per legge. I recentissimi controlli effettuati (120 prove tecniche) dai consulenti tecnici d’ufficio, coordinati dal prof. Attilio Masnata dell’università di Palermo,avrebbero evidenziato che nelle strutture portanti del nuovo ospedale di Agrigento ci sarebbe più sabbia che cemento. Ventidue sono, al momento, le persone indagate: Antonio Raia direttore lavori; Gaetano D’Antoni, manager, Salvatore Pirrone, Francesco Iovino, Giancarlo Manenti, manager, Daniela Faraoni, dirigente azienda ospedaliera, Gerlando Sciumè, dirigente azienda ospedaliera; Orazio Aleo, Giuseppe Talamona, Giuseppe Fiore, Giuseppina Cannata, Ferruccio Ferrara, Massimo Rinaldi, Michele Bartolozzi, Filippo Pollicino, Francesco Paolo Busalacchi, Adolfo Disegni, Fulvio Bellomo, Francesco Miccichè, progettisti-tecnici, Salvatore Bruccoleri, Antonino Guaia, Marco Campione imprenditori. Gli ulteriori sviluppi si attendono nelle prossime ore. Intanto, la Procura della Repubblica, alla luce delle risultante delle perizie dovrà decidere il da farsi”. | C’è da aggiungere che nell’ambito dell’inchiesta sull’Ospedale di Agrigento vi sono anche altri filoni di indagine che non sono legati al calcestruzzo usato per la costruzione ma ai lavori che si intendevano realizzare per sopperire alle carenze strutturali facendoli passare come interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria ed ottenere il relativo finanziamento dalla Regione (come sembra sia avvenuto) Per questo sono indagati i manager e i dirigenti dell’Azienda ospedaliera “San Giovanni di Dio”. Si tratta di presunte irregolarità commesse dal 2004, anno in cui fu inaugurato l'ospedale, in poi. Più in particolare, alcuni lavori sono stati autorizzati dai vertici dell' Azienda ospedaliera che, 4 anni dopo l’inaugurazione, hanno firmato la delibera di un progetto per il recupero dei pavimenti e per degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria da eseguire nei reparti. Il tutto per un importo di 2 milioni e 630 mila euro interamente finanziati dalla Regione, che si sommano ai 40 milioni di euro già spesi per costruire l'ospedale. Gli inquirenti sono impegnati a capire (in verità hanno già capito) perché la stessa delibera autorizzava lavori definiti di manutenzione ordinaria e straordinaria in una struttura ospedaliera appena inaugurata. |